L'amica di nonna Speranza

scritto da Paulus
Scritto Ieri • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Testo: L'amica di nonna Speranza
di Paulus

La nonna materna s'intende con chiunque; talora le intese sono formali, sussiegose, signorili, sfrontatamente boriose; talaltra confidenziali, alla buona, se la confidente è di plebea condizione, anche se in realtà è di pari grado, per mutuare l'espressione dall'ambiente burocratico. Ma per lei un'amica o è superiore o è inferiore per censo, ingegno, militanza civile, attivismo, notorietà, reputazione e, in conclusione, prestigio. Mio padre è loquace soprattutto quando mette i piedi sotto il tavolo e tutti noi tre figli prestiamo l'orecchio alla sua caotica facondia; gli argomenti sono i soliti: giudizi sulla politica e l'economia, sempre piuttosto sardonici e inveleniti; le valutazioni moraleggianti — l'inflessione della voce è modulata su quella del canonico quando sermoneggia dal pulpito — ci fanno una certa impressione: il genitore in veste di chierico. Nostra madre è taciturna e, quando è chiamata in causa, emette un sibilo indistinto come lo stridio della quaglia. I miei due fratelli, saltuariamente, articolano qualche suono, ma solo perché la genitrice condiscende e appaga i loro elementari bisogni. «Bis, ancora una forchetta, se avanza qualcosa per non sciupare... è rimasto del cibo?» ripetono corali. Il metabolismo è pari alla loro voracità; si arguisce una loro familiarità genetica con il toporagno pigmeo. La nonna spilucca a rilento, allungando il collo come un brucatore per addentare il boccone. Solo quando il genero alza la voce rotea gli occhi, indispettita. Da qualche tempo il genitore è di poche parole, impensierito, gli occhi assenti. Nonna Speranza è sempre spossata, i capelli si sono diradati e da una settimana sfoggia un berretto slouchy. Mia madre l'accompagna al Centro di Oncologia Medica una volta al mese circa, o meglio, per puntualizzare, ogni tre settimane. Da indiscrezioni appena insinuate, nonché da certe mie inferenze, peraltro avvalorate dai fatti, arguisco che l'ava abbia stretto un sodalizio concertato tra lei e una dama che si chiama Chemio, conosciuta in sala d'attesa — un corridoio lungo dove sono collocati, a ridosso delle pareti, sedili su cui siedono i pazienti che attendono la propria volta e ingannano il tempo confabulando. Quando si sono celebrate le esequie, una decina di giorni fa, la Chemio non si è fatta viva e neppure si è fatta sentire per le condoglianze. Avrei voluto conoscerla perché forse supportò la nonnina nell'ultimo scorcio della sua esistenza. Ma, verosimilmente, si sono perse di vista e nessuna si è più preoccupata dell'altra. Il rammarico, in ogni caso, ogni tanto emerge.
L'amica di nonna Speranza testo di Paulus
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